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26.5.15

A che serve imparare a facilitare la comunicazione?

Una miriade di volte mi sono trovata a spiegare a qualcuno in cosa consiste, praticamente, il mio lavoro, e almeno la metà delle volte la prima espressione che ho ricevuto in risposta era un enorme punto interrogativo: a che serve? Per delicatezza e per rispetto, pochissimi me l'hanno chiesto esplicitamente, ma io ho comunque ricevuto la domanda dai loro occhi, e di conseguenza mi sono resa conto di quanto c'è bisogno di spiegare qual è, concretamente, il valore di certe risorse e l'utilità pratica che esse hanno nella quotidianità.

Prendiamo la facilitazione della comunicazione e il lavoro.

In questo periodo, da una parte io sono tutta presa da questo percorso formativo che sto facendo, quindi la mia attenzione e la mia energia sono lì; dall'altra, il lavoro fa parte della quotidianità di tutti noi, per cui possiamo incontrarci su questo territorio comune e comprenderci a vicenda.
A me il seguente dato che la realtà presenta risulta veramente assurdo, ma evidentemente non lo è, visto che il tema mi si ripropone di continuo: è ancora pieno di persone che pensano di poter sopravvivere e/o prosperare, a livello professionale, senza usare Internet, un blog/sito-web e i social media. Questo è pura fantascienza; io me ne sono resa conto nel 2008 e mi sono mossa di conseguenza, resto ferma sulla posizione che il centro della comunicazione siamo noi esseri umani e non il mezzo che utilizziamo, ma una cosa è assolutamente sicura: chi non partecipa a questa rivoluzione culturale in atto sta usando le proprie mani per tagliarsi fuori dal benessere e dallo sviluppo, e per negarsi mille opportunità, non solo sul piano lavorativo.
Ciò che lo strumento web ci sta permettendo è esattamente la facilitazione: di conoscerci, di incontrarci, di relazionarci, di condividere e scambiare, per assurdo anche di amare! Possiamo trovare le persone con cui ci sentiamo davvero in risonanza, darci supporto a vicenda, mettere in comune idee, capacità, spunti e risorse, aiutarci, contattarci per delle collaborazioni, e certo, anche darci appuntamenti per dire o fare delle belle cose insieme! In questo modo non solo l'attività lavorativa, ma anche la coscienza stessa, spiccano il volo!


È la rivoluzione culturale in atto!
È quello che esisteva solo nei nostri sogni e cuori, da anni, decenni, forse anche secoli e millenni: una società unita, dove persone provenienti da luoghi e contesti anche estremamente diversi (o forse no, come preferiamo) possono connettersi tra di loro e unire le forze verso un obiettivo comune, o semplicemente interagire dandosi interessanti stimoli a vicenda! E la cosa impressionante, che io sto vivendo con un entusiasmo e una grandiosità sbalorditivi, è che la potenza della rete (non del web in senso stretto, ma di persone che cooperano tramite il web) va ben oltre: più io facilito la comunicazione degli altri, della mia tribù in qualche modo, che cammina nella mia medesima direzione, e più cresco anch'io, sotto tutti i punti di vista: personale, professionale, umano, economico, affettivo e anche spirituale e sociale!
Il mio invito, quindi, per tutti (non solo per i liberi professionisti e gli imprenditori, ma anche per gli impiegati statali che credono in quello che fanno, e per i giovani con una qualsiasi passione) è questo: apritevi almeno 2 profili sui social-media che vi piacciono di più (Facebook, Twitter, LinkedIn, Google+, Instagram, etc.); lavorate, da soli o assieme a qualcuno, a un blog/sito; e soprattutto partecipate! Interagite, condividete, comunicate, passate informazioni, ispirate, insomma date a e prendete da le persone, apritevi con fiducia e a mente sgombra a questo universo neanche più tanto nuovo oramai, perché a ben vedere ci ritroverete molti più benefici e vantaggi di quanto vi aspettiate, e soprattutto, vi regalerete l'opportunità di esserci ancora e di vivere nel benessere, nell'abbondanza e nella prosperità ;-)


Ilaria Cusano




9.4.15

Per avere successo, viaggia in solitaria; l'eremita appartiene solo alla rete giusta!

Dopo 10 anni dall'inizio della mia carriera, dopo essere andata avanti, inarrestabile, in mezzo alle mille critiche, incomprensioni e perplessità, e dopo aver conseguito il successo che cercavo, posso finalmente confermare 3 intuizioni che avevo fin dal principio:
1) il successo non può avere una definizione oggettiva, è per forza soggettiva, ed è a quella che è bene riferirsi;
2) con tutto si può guadagnare, basta avere passione, formarsi sempre e perseverare;
3) è un cammino solitario, in cui nessuno può mettere bocca – posso ascoltare i feedback, le impressioni, le critiche, lo faccio e in parte è utile, ma la forza, l'energia e la direzione, quelle che mi portano avanti attraverso le ore, i giorni e gli anni, vengono sempre da dentro, mai da fuori.

Il primo passo per realizzarsi, dunque, è il banale (?) guardarsi dentro.

Finalmente sta morendo la credenza, a mio avviso deviante, secondo cui si lavora per fare soldi. Non è così: si lavora anche per fare soldi, ma la vera ragione, quella profonda, è un'altra, ed è questa che fa realizzare il vero successo nella vita. Non è per tutti la stessa, può cambiare nel corso della vita, ma sicuramente ha sempre e comunque a che fare con il mettere a frutto la propria passione e vocazione, con il dare una forma concreta e materiale ai propri sogni e valori, con l'esprimere e il condividere quanto di più bello, interessante e prezioso si ha dentro.
Per molti, il solo poter fare questo nel corso della giornata (invece che altro) è un enorme successo! Così era per me a vent'anni: riuscire a plasmare un'attività professionale entusiasmante, stimolante e divertente, e riuscire a vivere con essa, era ciò che io intendevo per successo.
Per altri, invece, il successo consiste nell'avere a disposizione, accanto al lavoro, una quantità sufficiente di tempo libero da spendere con i propri cari, nello sport o in un hobby, magari anche a costo di guadagnare la metà.
Per altri ancora, successo significa ottenere, attraverso il prestigio sociale, il riconoscimento e l'approvazione che non si è ricevuto da piccoli; concedersi, attraverso il denaro e/o il lusso, la spensieratezza, la gioia e il piacere che non sono mai esistiti nella propria famiglia, schiacciata da fatiche, rinunce e sacrifici; riempire con la fama un vuoto che, diversamente, sarebbe una tossico-dipendenza, una depressione o una malattia.
In tutti i casi, comunque, c'è qualcosa di profondo sotto, qualcosa che vale, che ha un senso, e che, se ben “cavalcato”, è l'origine del processo creativo attraverso cui si dà forma al proprio progetto di vita prima, e al successo, alla realizzazione e alla felicità poi.

La consapevolezza di questo materiale umano, che giace nelle profondità, non si sviluppa al pub, in vacanza o facendo shopping; si sviluppa nella solitudine. Una scintilla può nascere in compagnia, certo, ma lo spessore si forma nel viaggio solitario, anzi spendendo molto tempo da soli, facendo introspezione, studio, formazione, riflessione, meditazione, in sostanza nel mitico conosci te stesso.
Non solo: la consapevolezza non basta affatto, è solo il primo, minuscolo passo verso la realizzazione. Dopo, ci vogliono una dedizione, una costanza, una perseveranza e una fede enormi, e non solamento in quell'attimo di casuale nirvana, ma tutti i santi giorni, anno dopo anno, mentre tutto intorno cambia, mentre il mondo ci fa pressione, mentre in pochi, forse, ci incoraggiano, appoggiano e aiutano.
Si tratta di risorse e capacità assolutamente spirituali, che provengono dall'origine di noi stessi e della nostra identità, dalla natura più profonda, dall'anima, e che possiamo coltivare e maturare solo nell'eremitaggio: ore e ore, giorni e giorni da soli, sempre da soli, a lavorare, pianificare, imparare, rivedere, trasformare, rinnovare, acquisire know-how, con passione, appagati dalla coscienza del senso di quel che facciamo, e mettendo da parte tutte quelle attività e relazioni infantili, a cui solo chi vuole procrastinare in eterno il proprio successo rimane attaccato/a.
Poi, come per magia, iniziamo a distillare un magico e dolcissimo nettare, ed è proprio la nostra stessa realizzazione ad attirare nella nostra vita i giusti rapporti e le giuste connessioni; allora sì, che è saggio fare rete – non sempre e con chiunque ;-)

Ilaria Cusano



4.3.14

Collaborazioni

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